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Dimissioni, licenziamento e TFR dei lavoratori domestici

Il rapporto di lavoro che regola colf e badanti ha delle specificità che spesso non seguono le norme per il lavoro subordinato.

Il rapporto di lavoro può cessare per libera volontà del lavoratore domestico o del datore di lavoro. Nel primo caso si parla di dimissioni, mentre nel secondo caso di licenziamento. Per entrambi è necessario fornire regolare preavviso alla controparte.

DECORRENZA E DURATA

I tempi di preavviso, per licenziamento o dimissioni, variano in base all’impegno settimanale e all’anzianità acquisita dal lavoratore presso lo stesso datore di lavoro.

Se il rapporto di lavoro è superiore alle 24 ore settimanali, il preavviso di licenziamento dovrà essere di 15 giorni di calendario, se il lavoratore ha acquisito un’anzianità di servizo inferiore a cinque anni presso lo stesso datore di lavoro; sarà invece di 30 giorni di calendario, nel caso in cui l’anzianità di servizio superi i cinque anni presso lo stesso datore di lavoro.

Se il rapporto di lavoro è pari o inferiore alle 24 ore settimanali, il preavviso di licenziamento dovrà essere di 8 giorni di calendario, fino a due anni di anzianità, oppure di 15 giorni di calendario, oltre i due anni di anzianità.

Tali termini sono ridotti del 50% nel caso di dimissioni da parte del lavoratore.

A CHI È RIVOLTO IL SERVIZIO

Il servizio di comunicazione della cessazione del rapporto di lavoro è rivolto ai datori di lavoro, in caso di licenziamento, e ai lavoratori domestici in caso di dimissioni.

QUANTO SPETTA

In caso di mancato preavviso da parte del datore di lavoro è dovuta al lavoratore un’indennità pari alla retribuzione corrispondente al periodo di preavviso spettante.
In caso di dimissioni, invece, al lavoratore che non effettua la comunicazione nel periodo di preavviso viene trattenuto dalla liquidazione l’importo che gli sarebbe spettato in tale periodo.

Quando cessa il rapporto di lavoro, per licenziamento o per dimissioni, il lavoratore domestico ha sempre diritto alla liquidazione, anche se il lavoro è precario, saltuario e di poche ore a settimana. Ciò anche nel caso di risoluzione del rapporto di lavoro durante il periodo di prova, se superiore ai 15 giorni.

Per calcolare le somme di liquidazione dovute a titolo di Trattamento di Fine Rapporto ( TFR), bisogna tenere conto della retribuzione mensile, della tredicesima e, per il lavoratore che consuma due pasti al giorno e dorme in casa, dell’indennità sostitutiva di vitto e alloggio.

I calcoli variano a seconda del periodo a cui si riferisce il servizio. Occorre distinguere tre periodi, ai quali corrispondono tre diverse modalità di calcolo del TFR:

  • il primo periodo arriva fino al 31 maggio 1982;
  • il secondo periodo va dal 1° giugno 1982 al 31 dicembre 1989;
  • il terzo periodo dal 1° gennaio 1990 in poi.

Portando come esempio un rapporto di lavoro iniziato il 1° gennaio 1997 e cessato il 31 gennaio 2015, con una retribuzione complessiva mensile di 900 euro (senza variazioni nel corso degli anni), si procede con il seguente calcolo:

900 euro x 13 mensilità = 11.700 euro (retribuzione complessiva annua)
11.700 : 13.5 = 866,67 euro ( TFR)

All’importo così ricavato si applica la rivalutazione che trovate indicata in tabella.

LA COMUNICAZIONE

A partire dal 29 gennaio 2009 tutte le comunicazioni relative alla modifica o alla cessazione del rapporto di lavoro domestico devono essere presentate all’INPS entro cinque giorni dall’evento.

Da aprile 2011 tali comunicazioni devono essere effettuate dagli utenti esclusivamente utilizzando il nuovo servizio online per la comunicazione di variazione e cessazione sul sito INPS, oppure al Contact center al numero 803 164 (gratuito da rete fissa) o al numero 06 164 164 da rete mobile.
La comunicazione di cessazione a causa di decesso del datore di lavoro deve essere effettuata rivolgendosi al Contact center. Il soggetto comunicante deve disporre del proprio PIN e deve fornire all’operatore il codice fiscale del datore e il codice del rapporto di lavoro.

La comunicazione ha efficacia anche nei confronti dei servizi competenti, del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, del Ministero della Salute, dell’Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro (INAIL) e della prefettura o ufficio territoriale del Governo.

La legge 28 giugno 2012, n. 92 (Riforma del mercato del lavoro), in vigore dal 18 luglio 2012, definisce all’art. 4, comma 17 e seguenti, le procedure da seguire ai fini della convalida della risoluzione consensuale o delle dimissioni volontarie dei lavoratori dipendenti, ivi compresi i lavoratori domestici.

A partire dal 12 marzo 2016, data di entrata in vigore del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 151 (decreto attuativo del cosiddetto “Jobs Act”), le dimissioni e la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro vanno effettuate «esclusivamente con modalità telematiche» sugli appositi moduli disponibili sul sito del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali (articolo 26, comma 8, d.lgs. 151/2015).

Il medesimo articolo 26, al comma 7, prevede però espressamente che la nuova procedura telematica che ha sostituito il procedimento di convalida non debba essere applicata al lavoro domestico (cita «I commi da 1 a 4 non sono applicabili al lavoro domestico»).

Dal combinato disposto dei commi 7 e 8 (abrogazione della disciplina previgente e mancata applicazione della nuova disciplina), ne consegue che la convalida delle dimissioni da parte del lavoratore si applica ancora soltanto nel caso di dimissioni o risoluzioni consensuali antecedenti al 12 marzo 2016.

Le modalità da seguire in questo caso erano due, l’una alternativa dell’altra:

  • convalida del lavoratore presso la direzione territoriale del lavoro o il Centro per l’Impiego territorialmente competenti, ovvero presso le sedi individuate dai contratti collettivi nazionali stipulati dalla organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale (comma 17);
  • sottoscrizione da parte del lavoratore di apposita dichiarazione in calce alla ricevuta della comunicazione di cessazione inoltrata all’INPS (comma 18).

PER ULTERIORI INFO
per avere ulteriori informazioni sui termini di Legge, modelli o per la comunicazione telematica, vi invitiamo a visitare il portale INPS nella sezione dedicata.