Associazione Nazionale Italiana Tutori e Amministratori di sostegno
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Note sull’applicabilità dell’art. 489 c.c. ai Beneficiari di procedure di Amministrazione di Sostegno

La legge prevede determinati casi in cui l’accettazione di eredità debba avvenire con beneficio d’inventario.

Più precisamente, si tratta dei casi previsti dall’art. 471 c.c. e dall’art. 472 c.c. in cui l’erede è un minore, un interdetto, un minore emancipato o un inabilitato.

La ratio della norma consiste nella volontà di evitare che per dei soggetti, che potrebbero essere non consapevoli, si verifichi la confusione del proprio patrimonio con l’eredità del de cuius eventualmente gravata da debiti.

Di conseguenza, atteso che i Beneficiari di ADS sono da considerare a tutti gli effetti soggetti “deboli” da tutelare, ci si chiede se tale normativa possa essere applicata anche a loro favore, per garantire la protezione del loro patrimonio ed evitare effetti pregiudizievoli dal punto di vista economico.

Sul punto, in primo luogo, non si rinvengono in giurisprudenza pronunce che stabiliscano l’applicabilità diretta di detta normativa ai beneficiari di ADS.

Nella stessa direzione, il Consiglio Nazionale del Notariato con studio n. 623/2016/C, aderendo ad un’interpretazione liberale, ritiene che “il Beneficiario di ADS può accettare, puramente e semplicemente, le eredità, nelle quali sia stato delato, senza necessità di dover far ricorso all’accettazione con il beneficio d’inventario (…). Pertanto l’amministratore di sostegno può accettare puramente e semplicemente l’eredità devoluta dal Beneficiario, senza che gli sia imposta l’accettazione con beneficio d’inventario, opportuna, ma non obbligatoria, in relazione alle esigenze del caso concreto” .

Concorde con l’interpretazione notarile si reperisce dottrina (cfr. L’amministrazione di sostegno: le linee di fondo, di Beniamino Malavasi, in Notariato, n. 3/2004, pag. 330) secondo cui l’obbligo legislativo del beneficio di inventario posto a carico di determinati soggetti incapaci (appunto, nel caso che qui rileva, gli interdetti e gli inabilitati) aggiunto alla circostanza che la legge 6/2004 non ha apportato modifiche al riguardo (e, soprattutto, aggiunto al fatto che, come più volte detto, il beneficiario è, salvo per il compimento deli atti espressamente indicati nel decreto di nomina, pienamente capace), induce a ritenere che il beneficiario di amministrazione di sostegno possa accettare l’eredità a lui devoluta puramente e semplicemente”.  

In assenza, dunque, di un’espressa previsione normativa, sarà il GT, ove lo ritenga opportuno, ad estendere l’applicabilità dell’art. 489 c.c. anche ai Beneficiari di ADS e ciò grazie alla “norma di salvezza” prevista dall’art. 411, 4° comma c.c. secondo cui “il GT nel provvedimento con il quale nomina l’ADS o successivamente, può disporre che determinati effetti, limitazioni o decadenze previsti da disposizioni di legge per l’interdetto o l’inabilitato, si estendano al Beneficiario dell’Amministrazione di Sostegno, avuto riguardo all’interesse del medesimo e a quello tutelato dalle predette disposizioni”.